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Save the children

Ogni tre secondi nel mondo c’é un bambino che muore: è questo il terribile dato emerso dall’ultimo rapporto di Save the Children sulla mortalità infantile. Il 97% dei decessi avviene in 68 paesi in via di sviluppo, mentre il triste primato spetta alla Sierra Leone, seguita dall’Afghanistan.

In tutto, sono quasi 9 milioni i bimbi con meno di 5 anni che perdono la vita ogni anno. Nel 90% dei casi, le morti avvengono per cause facilmente prevedibili, come complicazioni neonatali, polmonite, diarrea, malaria e morbillo. Alla luce degli ultimi dati, Save the Children lancia una nuova campagna a livello globale, “Every One”, che si propone di salvare 500.000 bambini all’anno. E’ possibile contribuire alla campagna inviando un sms al 48544.

Da “repubblica.it”

Mutilazioni genitali: bambine a rischio.

ROMA - Sono più di mille le bambine e le adolescenti immigrate da Paesi africani che hanno già subito, o potrebbero subire nel nostro Paese, mutilazioni genitali. E sono circa 35 mila le donne immigrate che sono state vittime di questa pratica prima di venire in Italia o una volta giunte qui. La denuncia è contenuta in una ricerca del luglio 2009 commissionata dal ministero per le Pari Opportunità e presentata oggi a una tavola rotonda dell’Associazione radicale Non c’é pace senza giustizia, sul tema delle mutilazioni genitali femminili, coordinata da Emma Bonino. Sono 110 mila, in Italia, le donne provenienti dai 26 Paesi africani in cui le mutilazioni genitali costituiscono “una pratica culturale e tribale diffusa“. Di esse, 35 mila sono già mutilate. Le loro figlie, circa 4.600 ragazzine che hanno meno di 17 anni, sono il ’serbatoio’ dal quale provengono le oltre 1000 sfortunate che porteranno per tutta la vita i segni delle mutilazioni e conseguenze sanitarie gravissime. Un problema da affrontare, in Italia e nel mondo, a vari livelli e con il coinvolgimento di tutti: parlamento, enti locali, società civile. E che deve fare i conti con le resistenze legate alla tradizione e con altro: “E’ una contraddizione - ha affermato il direttore dell’Istituto nazionale Migrazione e povertà, Aldo Morrone,- cercare di lottare contro le mutilazioni e rendere difficoltoso, per gli immigrati non in regola, l’accesso al servizio sanitario nazionale”.

Da “ansa.it”

Il castagno e gli adolescenti

Il vescovo Zenti, durante la predica, ha rammentato l’aneddoto del boscaiolo enunciato da Sant’Agostino 1600 anni fa. «Un boscaiolo abbattè un albero secolare di castagno. Un acquirente vide la pianta ed intravide nella legna un ottimo affare, un falegname pensò a assi per mobili, uno scultore ad un’opera d’arte. Lo scultore triplicò il prezzo, portandosi a casa il tronco. «Così capita a ciascuno di voi» ha ammonito monsignor Zenti «si può diventare legna da ardere e bruciare nelle mille esperienze negative oppure diventare discreti come i mobili ma potete diventare un’opera d’arte. Fidatevi dello Spirito Santo in questa che è la stagione della vita più bella. A condizione, come dice il vangelo, di abituarsi a porgere il bicchiere d’acqua fresca a chi ne ha bisogno, capaci di un amore limpido ed attraverso le cose quotidiane. Togliendoci quello che ci impedisce essere autentici. Cellulari, televisioni, internet devono essere usati bene, a certe ore è meglio spegnerle››.

Da “larena.it”

Primo giorno di scuola senza Vescovo nè Sindaco

«A Verona sindaco e vescovo potevano sprecarsi di più il primo giorno di scuola. In America il presidente Obama ha inaugurato l’anno parlando ai ragazzi. Da noi nulla di tutto questo». Per don Antonio Mazzi la scuola conta quanto la famiglia, ma la società non se ne accorge e finisce col relegare l’insegnamento ad una questione di numeri: meno insegnanti, pochi soldi, troppi alunni.
«Viviamo in un Paese dove si spende più per le autostrade che per la formazione dei ragazzi». Don Mazzi ha presentato il suo ultimo libro «Di squola si muore?!», ospite dell’educandato Agli Angeli, accolto da una platea numerosissima. Nessun errore di ortografia nel titolo, una semplice provocazione del sacerdote veronese fondatore di Exodus: «di squola con la “q” si muore, della scuola con la “c” si vive, si spera, si discute ma non si molla».
Per don Mazzi la scuola è diventata «squola« perché sta facendo l’impossibile per trasformare i cervelli in computer e perché si è chiusa, fermata, incentrata in quattro mura. Sta tutta lì la differenza, nella posizione che la scuola occupa nelle priorità del Paese. «Siamo la nazione che ha più telefonini al mondo, che spende più soldi in pizze, che ha un rapporto altissimo fra macchine e abitanti. Siamo il Paese che per fare le ferie si ferma un mese intero. In compenso siamo al terzultimo posto tra i quindici paesi d’Europa, rispetto all’acquisto dei libri», per cui spendiamo solo 65 euro all’anno contro, ad esempio, i 209 della Norvegia.
«La scuola», dice don Mazzi, «è sempre stata un luogo elettoralmente prelibato e, perciò, usato con troppe attenzioni politiche e sindacali che lo hanno burocratizzato, appesantito e talvolta disorientato».
In Italia ci sono poco più di 41mila scuole e 9milioni di studenti, il 20 per cento ha solo la licenza media o elementare però ci sono 734 corsi di laurea con meno di 10 iscritti e 171 materie per moltiplicare le cattedre.
Già al primo anno delle superiori, 10mila studenti vengono espulsi. «Questo dato obbliga la scuola a domandarsi fino a che punto è scuola per tutti e soprattutto se è scuola per i ragazzi più a rischio», aggiunge don Antonio che da sempre si occupa di disagio giovanile.
«Nel contempo, ciascuno di noi deve chiedersi che fine faranno questi 10mila adolescenti». Soprattutto perché è un fenomeno trasversale che riguarda non solo extracomunitari o figli delle famiglie di periferia, ma sempre più spesso sono coinvolti anche ragazzi di estrazione borghese.
«La scuola si deve riaggiornare», conclude don Antonio, «e tutti dobbiamo contribuire al cambiamento per salvaguardare il nostro futuro».

Da “larena.it”

Nuova influenza: ecco le regole igieniche da seguire

IGIENE DI BASE - Queste le ‘”misure igieniche e comportamentali da adottare a scuola sia da parte degli studenti che del personale”: «Igiene delle mani: lavare regolarmente le mani con acqua e sapone, soprattutto dopo avere tossito, starnutito e avere soffiato il naso. Corretta gestione delle secrezioni respiratorie: coprire la bocca ed il naso quando si tossisce e si starnutisce, possibilmente con un fazzoletto di carta, da gettare immediatamente nella spazzatura dopo l’uso». E ancora: «Pulizia ordinaria, con i normali prodotti comunemente in uso, delle superfici e suppellettili che sono a contatto con le mani (banchi, sedie, lavagne, dispostivi elettronici utilizzati: video-proiettori, computer, ecc.). Effettuare la pulizia subito, nei casi in cui tali superfici si presentino visibilmente sporche. Non consumare cibi, bevande già assaggiate da altri, o da confezioni non integre. Non mangiare utilizzando le posate di altri. Non portare alla bocca - raccomandano il ministero dell’Istruzione e il ministero della Salute - penne, gomme, matite ed altro materiale di uso scolastico e/o comune. Aerare le aule e gli ambienti regolarmente durante l’intervallo e dopo la fine di tutte le attività scolastiche quotidiane».

Da “corriere.it”

Adolescenza e… genitori

Il passaggio all’adolescenza: turbolenze nel rapporto genitori figli

I figli iniziano a rispondere male, ad essere insofferenti alle regole e diventare intrattabili…niente paura! E’ inevitabile e benefico.

Sta iniziando a diventare adulti ma spesso agli occhi dei genitori sembra solo maleducato e irritabile…come trattare con i figli che attraversano i cambiamenti dell’adolescenza?

Mille dubbi assalgono i genitori che hanno la sensazione di aver perso l’autorità e che non sanno se prendere i propri figli con le buone o con le maniere forti. Agli adolescenti, d’altra parte, inizia a stare tutto “stretto”: le regole quotidiane della casa, l’orario di rientro, le domande dei genitori…Come trovare, allora, un punto d’incontro?

Impossibile far sparire il conflitto che è assolutamente positivo e stimolante per la crescita dei ragazzi; l’unico atteggiamento adatto da parte dei genitori è quello di una paziente attesa che però non deve essere sinonimo di rassegnazione o lassismo. Anche se i ragazzi scalpitano, è necessario mantenere delle regole a cui attenersi e non prendersela a male per le parole spesso dure che i figli vi rivolgeranno nei momenti di sfogo e rabbia.
E’ solo una fase temporanea, passata la tempesta tornerà il sereno.*

*Fonte: FIGLI FELICI - Aprile 2009

No sms al volante!!!

Il filmato è un po’ forte, ma sicuramente fa riflettere..

Pipì nella doccia, per salvare il pianeta


MILANO - Chi non ha mai fatto pipì sotto la doccia alzi la mano. Quella che per molti è un piccola trasgressione potrebbe diventare un importante gesto per salvare la salute del nostro pianeta. L’idea è venuta a una ong brasiliana, SOS Mata Atlântica, che ha fatto un semplice calcolo: se tutti i cittadini brasiliani facessero una volta al giorno pipì nella doccia (evitando quindi di tirare l’acqua del wc) risparmierebbero ciascuno 4.380 litri di acqua potabile all’anno. Per chiarire il concetto la ong ha preparato un divertente spot animato, diventato in breve una star della Rete.

FORESTA ATLANTICA - La campagna, chiamata semplicemente «Pipì nella vasca», è seria: l’obiettivo della ong è salvare in particolare la foresta atlantica del Brasile, un prezioso patrimonio di biodiversità distrutto per più del 90% nel corso del 20° secolo (per le coltivazioni di canna da zucchero e caffè) e ancora oggi minacciato per l’enorme sviluppo di due megalopoli, Rio de Janeiro e San Paolo. Insomma una pipì nella doccia pensando al pianeta. E senza effetti collaterali: essendo l’urina costituita al 95% di acqua, sottolinea la ong, non ci sono rischi igienici o di cattivi odori.

da “corriere.it”

La piscina comunale è per tutti. Quasi…

Verona. «Mostri l’etichetta per piacere». Se vuoi fare il bagno alle piscine comunali di via Santini il regolamento dice che devi far vedere di che tessuto è fatto il tuo costume. Ma solo se indossi il burkini, l’«abito tuta» in tessuto speciale ideato per le donne musulmane che non vogliono rinunciare al nuoto.
«La donna che fa il bagno vestita» si è presentata coi suoi tre bambini all’impianto sportivo a ridosso delle colline avesane, tra Quinzano e Ponte Crencano la settimana scorsa. E non era la prima volta. Ma è stata l’ultima. È arrivata, si è spogliata, si è rivestita, è entrata in acqua. E il direttore delle piscine ha preso provvedimenti: c’era chi non gradiva, evidentemente. E Bisognava fare qualcosa. Poi alcune mamme si sarebbero lamentate che i loro bimbi erano impauriti.
Christian Panzarini, il responsabile della struttura gestita dalla società Sport Management, ha affrontato la questione chiamando le «autorità competenti», come le ha definite - e cioè in Comune e, nello specifico, la responsabile delle piscine comunali Silva Polo - e, dopo essersi consultato con lei, ha poi deciso di procedere verificando innanzitutto l’idoneità del costume. «Per controllare», ha detto Panzarini, «che fosse a norma, idoneo a fare il bagno in piscina. Che non fosse un vestito normale insomma che potesse essere usato anche in altre circostanze». E per stabilirlo ha chiesto alla signora musulmana di farle avere, se non subito anche via mail, le specifiche tecniche del costume, per sapere cosa c’era scritto sull’etichetta.
«Non era la prima volta che veniva», spiega il direttore, «l’abbiamo sempre fatta entrare e ha fatto pure il bagno, senza problemi col suo costume intero. Alla terza volta le abbiamo solo chiesto se poteva farci vedere l’etichetta del costume, per capire se era effettivamente un costume e non un abito normale, una semplice precauzione igienica, insomma, niente di più. Le ho addirittura chiesto di farmi avere questa informazioni via mail, con calma, le ho lasciato l’indirizzo».
Una calma apparente però. Che la situazione per il giovane direttore della piscina non fosse così tranquilla lo si intuisce dalle parole di Silva Polo, responsabile delle piscine comunali, alla quale Panzarini si è rivolto. «Sì, mi ha chiamato per sapere come doveva comportarsi visto che alcune mamme si sarebbero lamentate dicendo che i loro bimbi erano terrorizzati e voleva essere sicuro di essere in regola e di poter così rispondere adeguatamente alle rimostranze». «Diciamo che questa per i veronesi è una situazione nuova», dice, «la gente non è abituata a vedere donne che fanno il bagno vestite, e comunque», rassicura, «nelle piscine comunali possono entrare tutti, purché siano rispettati i regolamenti, le norme igieniche».
Ma fare la doccia col costume ad esempio è igienico? Nelle piscine del Nord Europa è vietato proprio per ragioni igieniche. Qui invece è obbligatorio. «Ma qui si tratta di pudore, ci sono i bambini, abbiamo avuto diversi problemi». Col risultato che in doccia gli adulti devono fare le acrobazie per lavarsi e i bimbi girano tranquillamente nudi. «Eh, lo so», ammette la responsabile, «non dovrebbero nemmeno loro stare nudi».
Ma ci stanno eccome. Come in piscina ci stanno senza che nessuno abbia nulla da eccepire i sommozzatori per i corsi di sub con muta, pinne e bombole; i nuotatori con le «tute dei record»; i ragazzini con costumi a braghetta di tutti i tipi e con i quali spesso giocano a calcio o a pallavolo prima di tuffarsi in acqua dove immancabilmente lasciano sul fondo della piscina tutto quello che hanno in tasca.

da “larena.it”

Alcool, se i giovani ne abusano: i consigli per i genitori

I giovani a rischio per l’eccessivo consumo di sostanze alcooliche in Italia sono un milione e mezzo. E gli eccessi, d’estate, in vacanza, sono anche più frequenti come il caso della ragazza in coma etilico dopo un rave party a Panarea. Ecco il decalogo dell’Istituto Superiore della Sanità per chi ha figli teenager. Consigli semplici ma che è sempre utile tenere a mente

Approfondimenti

  • I giovani per natura sono poco inclini al conformismo. Necessario smontare con loro la pubblicità sugli alcolici trasmesse dai media.
  • I ragazzi sempre più frequentemente bevono per superare difficoltà di relazione e assumere un ruolo all’interno del gruppo. Quando l’alcol acquista un valore comportamentale, ai genitori spetta un ruolo chiave: dare il buon esempio, creando un ambiente familiare in cui la presenza dell’alcol è visibile, ma discreta e il consumo moderato.
  • Parlare ai giovani, fin da quando sono bambini, dei danni e dei rischi legati all’alcol.
  • Insegnare ai figli che prima dei 15 anni l’apparato digerente non è ancora in grado di “smontare” l’alcol, perché il sistema enzimatico non è completamente sviluppato. Le ragazze inoltre, e in generale tutte le donne, sono in grado di eliminare la metà di una dose d’alcol che riesce a metabolizzare un uomo.
  • Sia le adolescenti sia le donne adulte devono sapere che l’alcol nuoce al feto. Il nascituro non è dotato di sistemi enzimatici capaci di smaltire l’alcol.
  • È bene “preparare” i giovani, informandoli su come le performance individuali (come la guida) cambino sotto l’influenza di un abuso alcolico. Anche una banale serata in pizzeria può trasformarsi in una situazione a rischio quando si deve tornare a casa in motorino.
  • Insegnare ai ragazzi a leggere le etichette e analizzare con loro le bottiglie e le lattine contenenti alcol da cui sono attirati per la forma, il colore e il sapore.
  • Spiegare ai giovani che il nostro organismo richiede nel tempo quantità sempre maggiori di alcol per provare le stesse esperienze di piacere. I bicchieri aumentano, si perde il controllo ma si diventa anche dipendenti dall’alcol.
  • Coinvolgere i figli nell’organizzazione di una festa o di un semplice incontro può essere l’occasione per dimostrare che ci si può divertire anche con le sole bevande analcoliche.
  • I genitori dovrebbero evitare di favorire un consumo precoce, dando sempre un esempio di moderazione. Da “kataweb.it”

L’esperienza è quello che ottieni, quando non ottieni quello che desideri.


La finestra nel cuore

A volte mi chiedo cosa dovrebbe lasciare un genitore nel cuore di un figlio, quale esempio, quale messaggio dovrebbe regalare per far sì che l’essere genitore non sia stato inutile. Non credo che i figli debbano nutrire una sorta di riconoscenza “a prescindere ” nei confronti del padre e della madre. Non basta concepire, generare i propri figli per meritarsene la stima e l’affetto. Ci vuole ben altro. Da parte mia ho riflettuto su quale sia stato il senso profondo, la testimonianza che, sia pure con tutti i suoi limiti, mi ha regalato mia madre. Sono riuscito infine a riassumere tutto in un’immagine indelebile, che mi accompagnerà per sempre.

Quando ero piccolo, frequentavo una scuola elementare che si trovava vicino a casa mia; per raggiungerla dovevo attraversare la strada, percorrere un tratto di marciapiede, voltare l’angolo ed ero arrivato. Mia mamma tutte le mattine, dalla finestra, mi accompagnava a scuola con lo sguardo. Controllava che non arrivassero automobili, mi invitava ad attraversare e mi seguiva con gli occhi fino a quando svoltavo l’angolo. Io, da parte mia, prima di sparire dietro le case, mi voltavo e la salutavo, ricambiato,  con la mano.

Questo è accaduto tutti i giorni per anni. Tranne una volta.

Una mattina, non ricordo per quale ragione, litigai con mia mamma prima di andare a scuola e scesi le scale con la cartella in spalla e il muso lungo. Attraversai la strada, percorsi il marciapiede e, arrivato all’angolo della strada, non mi voltai per salutare. Ero troppo arrabbiato e volevo fare pesare questo mio stato d’animo. Cosa c’entra ora questa storia con il senso di essere genitore e sul messaggio da lasciare ai figli?

Ecco: io quella mattina, nonostante non mi fossi voltato, nonostante avessi negato il mio saluto e ignorato quello di mia madre, nonostante tutto, io avevo una certezza: lei c’era. Mi accompagnava comunque con lo sguardo, mi proteggeva, mi voleva bene. Dopo quarant’anni questo ricordo mi commuove ancora, perchè la consapevolezza di avere qualcuno che ti vuole bene, che ti aspetta anche se ti allontani e non ti volti indietro, è il più bel dono che un genitore possa offrire ai propri figli: “vai pure per la tua strada ma sappi che io ci sarò sempre e ti vorro sempre bene”. Ora che sono un padre, spero di operare in modo da fornire ai miei figli questa certezza che non servirà a tenermeli vicino ma ad accompagnarli lontano, verso il loro futuro. LM

Ciao! Questo è: DA SBALLO!

Questo blog vuole avvicinarsi al mondo dell'adolescenza cercando di dare spazio ad ognuno per confronti, riflessioni, scambi, contatti, giochi e tutto quanto possa servire ad accompagare alcuni istanti di questa stupenda ma complicata fase della nostra vita. VIVI COME SE DOVESSI MORIRE DOMANI, IMPARA COME SE DOVESSI VIVERE PER SEMPRE.

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