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Primo giorno di scuola senza Vescovo nè Sindaco

«A Verona sindaco e vescovo potevano sprecarsi di più il primo giorno di scuola. In America il presidente Obama ha inaugurato l’anno parlando ai ragazzi. Da noi nulla di tutto questo». Per don Antonio Mazzi la scuola conta quanto la famiglia, ma la società non se ne accorge e finisce col relegare l’insegnamento ad una questione di numeri: meno insegnanti, pochi soldi, troppi alunni.
«Viviamo in un Paese dove si spende più per le autostrade che per la formazione dei ragazzi». Don Mazzi ha presentato il suo ultimo libro «Di squola si muore?!», ospite dell’educandato Agli Angeli, accolto da una platea numerosissima. Nessun errore di ortografia nel titolo, una semplice provocazione del sacerdote veronese fondatore di Exodus: «di squola con la “q” si muore, della scuola con la “c” si vive, si spera, si discute ma non si molla».
Per don Mazzi la scuola è diventata «squola« perché sta facendo l’impossibile per trasformare i cervelli in computer e perché si è chiusa, fermata, incentrata in quattro mura. Sta tutta lì la differenza, nella posizione che la scuola occupa nelle priorità del Paese. «Siamo la nazione che ha più telefonini al mondo, che spende più soldi in pizze, che ha un rapporto altissimo fra macchine e abitanti. Siamo il Paese che per fare le ferie si ferma un mese intero. In compenso siamo al terzultimo posto tra i quindici paesi d’Europa, rispetto all’acquisto dei libri», per cui spendiamo solo 65 euro all’anno contro, ad esempio, i 209 della Norvegia.
«La scuola», dice don Mazzi, «è sempre stata un luogo elettoralmente prelibato e, perciò, usato con troppe attenzioni politiche e sindacali che lo hanno burocratizzato, appesantito e talvolta disorientato».
In Italia ci sono poco più di 41mila scuole e 9milioni di studenti, il 20 per cento ha solo la licenza media o elementare però ci sono 734 corsi di laurea con meno di 10 iscritti e 171 materie per moltiplicare le cattedre.
Già al primo anno delle superiori, 10mila studenti vengono espulsi. «Questo dato obbliga la scuola a domandarsi fino a che punto è scuola per tutti e soprattutto se è scuola per i ragazzi più a rischio», aggiunge don Antonio che da sempre si occupa di disagio giovanile.
«Nel contempo, ciascuno di noi deve chiedersi che fine faranno questi 10mila adolescenti». Soprattutto perché è un fenomeno trasversale che riguarda non solo extracomunitari o figli delle famiglie di periferia, ma sempre più spesso sono coinvolti anche ragazzi di estrazione borghese.
«La scuola si deve riaggiornare», conclude don Antonio, «e tutti dobbiamo contribuire al cambiamento per salvaguardare il nostro futuro».

Da “larena.it”

2 Commenti per “Primo giorno di scuola senza Vescovo nè Sindaco”

  1. 1
    ale capra!!:

    dopo un lungo periodo rieccomi qua prof!! bè si sa che la scuola italiana nn è una delle migliori, anzi.. e si sa anche che noi italiani siamo abbastanza ignoranti!! se poi a governare litalia c’è gente come berlusconi… ma x fortuna che c’è lei!!!!
    a proposito di scuola.. l’anno prossimo ci saranno ancora le sperimentazioni dei licei??

  2. 2
    monty:

    grazie per il complimento. per quanto riguarda le sperimentazioni, sembra che il ministero voglia fare dei tagli… vedremo. non ne so molto.
    ciao e a presto

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